martedì, 15. giugno 2010
Categoria: Press Releases, ECARF News
E’ un rumore assordante e già divide il mondo del calcio in due parti. Quando migliaia di tifosi in uno stadio sudafricano della Coppa del Mondo suonano l’uno alla volta le proprie ‘vuvuzelas’, il rumore è come quello di un enorme sciame di calabroni. Per alcuni questo frastuono è il modo migliore per acclamare la propria quadra favorita; altri sono infastiditi dal costante rumore e per il fatto che copre totalmente gli abituali canti dei tifosi. I tifosi asmatici, sia nell’arena della coppa del Mondo che di fronte ad uno schermo esterno, dovrebbero resistere all’impulso di suonare questa tromba, dal momento che i loro bronchi possono accusare sensibilmente lo sforzo.
“Suonare in maniera ripetitiva la vuvuzela può portare a temporanea bronco-costrizione e a difficoltà respiratoria”, commenta il Prof. Giorgio Walter Canonica, ambasciatore di ECARF in Italia. “In un test eseguito ieri, i pazienti asmatici, dopo appena tre brevi suonate con lo strumento, hanno accusato una riduzione del 15% del flusso d’aria al secondo rispetto a prima del test. Ai tifosi di calcio con asma si raccomanda, oltre che di stare lontani dalla vuvuzela, di portare sempre con sé i farmaci per il sollievo delle vie respiratorie”.
La vuvuzela - un simbolo del calcio sudafricano.
Dagli anni ’90 questo strumento a fiato a forma di tromba è parte del calcio sudafricano tanto quanto la ‘ola’ (onda) lo è in Europa. Le vuvuzelas possono essere lunghe fino ad un metro, di solito sono fatte di plastica od ottone e, quando suonate da sole, ricordano il barrito di un elefante. Il tono è determinato dalla velocità dell’aria e può essere modulato modificando la pressione delle labbra. Alla distanza di un metro, lo strumento può raggiungere un livello sonoro fino a 120 db, all’incirca quello che si può udire ad un concerto rock.
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